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Le ultime ore di Hitler

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Il seguente brano illustra le ultime giornate di vita di Hitler nel bunker della cancelleria di Berlino.

Hitler dopo l'attentato del 20 luglio del 1944 aveva diradato molte le sue uscite pubbliche, passava da uno dei suoi numerosi rifugi all'altro in preda al sue sempre crescenti paranoie, in breve gli ultimi spostamenti: fino al 20 novembre rimase al Wolfsschanze (tana del lupo, quartier generale nella Prussia orientale vicino Rastenburg), poi si trasferì a Berlino fino al 10 dicembre, dal giorno seguente al 15 dicembre si recò all'Adlershorst (nido d'aquila, Bunker situato su una cima del Kehlstein, montagna bavarese, da lì diresse l'offensiva delle Ardenne) e dal 16 gennaio alla sua morte rimase nel bunker (Führerbunker) della cancelleria di Berlino. Oltre alle paranoie e isterismi Hitler negli ultimi mesi di vita ebbe un crollo fisico considerevole, il suo medico personale, Morell, era considerato un ciarlatano, e somministrava al fuhrer stimolanti e medicinali rifiutati dalla medicina ufficiale o dagli effetti collaterali sconosciuti in dosi massicce. In massima parte questi trattamenti e uno stile di vita sregolato furono la causa di questa decadenza, tenendo a mente questa quadro descriveremo gli'ultimi giorni di vita del fuhrer a Berlino.



Il 20 aprile era il compleanno di Hitler , il suo umore era buono aveva fiducia in una vittoria insperata, sconfiggendo i russi nella grande battaglia alle porte di Berlino, a sentire queste parole di erano ancora i grandi gerarchi nazisti e generali delle varie armi, tra di loro erano presenti il capo della gioventù Hitleriana Artur Axman, Goebbels, Göring e Himmler, Dönitz, Keitel, Jodl, Bormann, ed altri. Durante la conferenza che seguiì quasi tutti implorarono il fuhrer di ritirarsi a sud nell'Obersalzberg dove già ministeri e comandi erano in fase di trasferimento ma non rispose e insistette sul far eseguire le disposizioni decise qualche giorno prima ovvero la divisione in due aree di comando dei territori del Reich nel caso gli eserciti alleati lo avessero spezzato.


21 aprile; H. ordinò un ultimo disperato contrattacco, tutte le forze disponibili a Berlino dovevano attaccare, minacciò la fucilazione di ogni ufficiale che non avrebbe partecipato, al generale Koller, capo di stato maggiore di Göring, disse “la vostra testa sarà garante dell'assoluto impiego di ogni uomo”, ordinava spostamenti a livello di battaglione, molti dei quali esistenti solo nella sua mente, elaborava tattiche con formazioni inesistenti.


22 aprile: Dal Führerbunker si tentava di capire se l'attacco Steiner, dal nome del generale delle SS che l'avrebbe dovuto guidarlo, fosse partito, ma le risposte erano contraddittorie, la verità venne a galla durante la conferenza quotidiana, nonostante le minacce di morte nulla si era mosso, anzi le truppe russe avevano sfondato le difese tedesche e le avanguardie erano addirittura all'interno della città. Dopo quelle notizie terrificanti Hitler esplose in un crisi di rabbia ferocissima, accusò di vigliaccheria l'esercito, i generali di corruzione è falsità, alla fine esausto dichiarò che non se ne sarebbe andato fino alla fine ma chi voleva poteva farlo. In molti protestarono ma ormai la decisione era presa, e quando il fuhrer faceva una scelta diventava irremovibile. Goebbels incontrò il cancelliere e decisero che la sua famiglia si sarebbe trasferita nel bunker, inoltre il ministro della propaganda affermò che sarebbe rimasto sino alla fine poi si sarebbe suicidato, anche sua moglie chiamata poco dopo espresse la stessa idea e aggiunse che avrebbe fatto avvelenare i suoi figli, il fuhrer espresse contrarietà ma non bastò a far cambiare idea a frau Goebbels. Vennero interpellati Keitel e Bormann, in loro presenza Hitler ribadì “Non lascerò mai Berlino. Mai!”, venne chiamato anche Jodl e riaffermò la sua decisione di comandare personalmente la difesa di Berlino, se la città fosse caduta si sarebbe sparato un colpo di pistola e che non sarebbe caduto nelle mani del nemico ne da vivo ne da morto, aveva finalmente capito che non aveva nessuna speranza di resistere e non volle dare ulteriori ordini ai militari, questi protestarono e allora disse di chiederli a Göring, e davanti alla nuova contrarietà dei generali aggiunse “non è questione di combattere ora, non abbiamo più niente, per combattere. Se è questione di negoziare, Göring lo può fare meglio di me”


23 aprile: Koller si recò nell'Obersalzberg per riferire a Göring delle importati decisioni della conferenza del giorno prima, il quale stupito si chiese se era divenuto il fuhrer dato che Hitler sembra aver abdicato, e, una volta consultato i suoi assistenti, decise di chiedere direttamente al dittatore, mandò il seguente messaggio “Mio fuhrer! Considerata la Vostra decisione di rimanere al Vostro posto nella fortezza di Berlino, acconsentite che io assuma immediatamente la guida del Reich, con piena libertà di azione all'interno e all'estero come sostituto, ai sensi del vostro decreto del 29 giugno del 1941. Se entro le 10 di stasera non avrò ricevuto risposta, supporrò che avrete perduto la Vostra libertà di azione, considererò che si saranno verificate le condizione previste dal Vostro decreto, e agirò nel miglior interesse della nostra Patria e del nostro popolo. Voi sapete quali siano i miei sentimenti per Voi in quest'ora che è la più grave di tutta la mia vita. Mi mancano le parole per esprimermi. Che Iddio vi protegga e Vi faccia giungere presto qui nonostante tutto. Il vostro fedele. Hermann Göring.”

Il messaggio prima di arrivare al fuhrer passò per le mani di Bormann che considerava maresciallo del Reich, anche in queste ore estreme, un rivale per la sua ascesa al potere, e presentò il messaggio sottolineando che fosse un ultimatum, ormai per Hitler tutti erano cospiratori anche il padrone della Luftwaffe. Fu immediatamente spedito un radiogramma che avvertiva Göring di non prendere alcuna decisione e che il fuhrer aveva ancora piena libertà di azione, ma non bastò, un altro radiogramma scritto da Bormann ma approvato da Hitler chiedeva le dimissione da ogni carica visto il suo modo d'agire era assimilabile all'alto tradimento, inoltre venne emano l'ordine di arresto per tutto il gruppo nell'Obersalzberg, venne immediatamente eseguito.


24 aprile: Hitler rifiutò ogni tentativo di convincimento da parte dei vari generali per farlo lasciare la città, era l'ultimo giorno possibile l'accerchiamento dei russi era quasi completo.


25-26 aprile: Arrivò a Berlino Greim, alto ufficiale della luftwaffe, dove Hitler lo insignì del grado di feldmaresciallo al posto del deposto Göring, in una scena melodrammatica il fuhrer gli lesse con le lacrime agli occhi il messaggio di Göring poi si mise ad urlare “Un ultimatum! Un volgare ultimatum! Non mi rimane più nulla! Non mi viene risparmiato più nulla. Non c'è più lealtà ne onore. Nessuna amarezza, nessun tradimento mi sono stati risparmiati. E adesso anche questo! E' la fine! Ho dovuto subire fine all'ultimo insulto!”


27 aprile: H. chiese a Fegelein, un ufficiale del S.S. che dall'attentato del 44 era divenuto un fedelissimo e si era anche sposato con la sorella di Eva Braun, di venire a colloquio ma non si trovò, lo spettro di un altro tradimento balenò nella mente del dittatore, mandò a casa sua il capo della sua guardia del corpo, Fegelein venne trovato a dormire in abiti civili, sapeva cosa lo aspettava e tentò un telefonata disperata a Eva Braun, ma la futura moglie di Hitler non ne volle sapere, anzi fu sentita dire “povero Adolf, abbandonato da tutti, tradito da tutti. Meglio che muoiano 10.000 altri piuttosto che la Germania debba perdere lui”. Fegelein venne riportato a forza nel bunker e degradato. Il fuhrer frattanto girava con mappe in mano delirando piani di contrattacco paventando il miracoloso arrivo dell'esercito di Wenck.


28 aprile: I russi combattevano ormai al centro della città il dittatore decadente chiedeva disperatamente informazioni di armate ormai sconfitte, Bormann mandò un messaggio a monaco per Donitz che fa capire l'atmosfera di follia nel bunker “invece di diramare urgenti ordini e appelli alle truppe perché vengano in nostro soccorso gli uomini che hanno il comando tacciono”. Un notizia dal ministero della propaganda scosse ancora di più il clima a Berlino, erano le trattative di Himmler con gli alleati.


29 aprile: Alla lettura della notizia il viso di Hitler divenne paonazzo e si contorse in un espressione terrificante, il capo delle SS era uno degli ultimi considerati fedeli, fu un colpo durissimo, si riunì con Goebbels e Bormann ma non possiamo sapere quello che fu deciso in quanto tutti i protagonisti della riunione o sono morti o scomparsi. Comunque sia cominciò a circolare l'idea che fosse un tradimento generale delle S.S. Himmler tradiva e forse Steiner non aveva attaccato per ordine del suo stesso capo. Fegelein come membro delle SS venne lungamente interrogato dalla capo della Gestapo e poté solo ammettere degli incontri che stava effettuando il suo superiore, poi venne portato fuori dal bunker e fucilato. Soddisfatto dal sangue del gerarca Hitler passo al nuovo atto di questa tragedia, il suo matrimonio con Eva, lei era sempre stata fedele anche in queste ore di tradimento e sconfitta fu finalmente premiata, il rito fu celebrato dal vice Gauleiter della città tal Walter Wagner, venne celebrato nella stanza della carte geografiche, i due dichiarano di essere di pura razza ariana e essere esenti da tare ereditarie la cerimonia durò pochi minuti, poi si trovarono tutti nella sala delle conferenze, passarono parecchio tempo a parlare dei bei tempi andati, poi si passò al suicidio del leader, affermava che dopo tutto la morte sarebbe stata un sollievo. Diverse volte Hitler si appartò con la sua segretaria, Frau Junge, in altra stanza, stava dettando i suoi testamenti, quello politico e quello personale. Nel primo accusa altri dello scoppio della guerra e condanna l'esercito come colpevole della disfatta, cacciò Göring dal partito e da ogni carica così come fece per l'altro grande traditore Himmler, nominò Dönitz come suo successore. Nel testamento personale dichiara : “sebbene durante questi anni di lotta abbia ritenuto di non potermi assumere la responsabilità del matrimonio, ora prima della fine della mia vita, ho deciso di prendere in moglie la donna che dopo molti anni di vera amicizia è venuta di sua spontanea volontà nella città già quasi assediata, a condividere la mia sorte. Morirà con me, secondo suo stesso desiderio, come mia moglie. Questo ci ricompenserà di quanto abbiamo perduto a causa del lavoro che ho svolto al servizio del mio popolo. I miei beni, sempre che valgano qualche cosa, apparterranno al partito, o, se questi non esisterà più, allo Stato. Se anche lo Stato non esisterà più non c'è necessità di ulteriori disposizioni da parte mia. I quadri delle collezioni che ho formato nel corso degli anni, non li ho mai comprati e raccolti per uso provato, ma esclusivamente per la fondazione della pinacoteca della città di Linz sul Danubio.

E' mio desiderio vivissimo che le disposizioni di questo testamento vengano scrupolosamente osservate. Quale esecutore testamentario nomino il mio più fedele camerata del Partito, Martin Bormann. Lo investo dell'autorità legale necessaria per qualsiasi decisione. E' autorizzato a consegnare ai miei familiari tutto ciò che abbia valore di ricordo personale, o che sia loro necessario per mantenere un tenore di vita piccolo-borghese. Questa disposizione si riferisce sopratutto alla madre di mia moglie e ai miei fedeli collaboratori di ambo i sessi, che egli (Bormann) ben conosce, tra cui particolarmente le mie ex segretarie, Frau Winter ecc., che per tanti anni mi hanno aiutato col loro lavoro. Mia moglie ed io scegliamo di morire per sfuggire all'onta del travolgimento o della capitolazione. Desideriamo che i nostri corpi vengano immediatamente bruciati nel luogo dove ho svolto la maggior parte del mio lavoro quotidiano nel corso di dodici anni passati al servizio del mio popolo” firmarono il testamento politico Goebbels, Bormann, Krebs e Burgdorf quello personale Goebbels, Bormann e von Below. In quello molti col permesso di Hitler tentarono la fuga dalla città accerchiata, affido un altro testo di addio al mondo a von Below perché lo portasse a Kietel finiva così “gli sforzi e i sacrifici del popolo tedesco in questa guerra sono stati così grandi, che non posso credere siano stati vani. L'obbiettivo deve essere sempre il medesimo: acquistare all'Est nuovi territori per il popolo tedesco”


30 aprile: Arrivò la notizia della morte di Mussolini. Nel pomeriggio fece uccidere il suo cane preferito con un iniezione altri due furono uccisi a colpi di pistola, Hitler diede due capsule di veleno alle sue segretarie erano le 2 e mezza di notte, mentre nella parte superiore si stava ballando in un'atmosfera surreale il genio del male stava per uccidersi, la mattina seguente alla consueta riunione le notizie continuavano ad essere pessime i russi avanzavano, il fuhrer questa volta non reagì, poco dopo fece colazione con le segretarie e le cuoche, mentre i preparativi era stati già fatti, erano stati trovati quasi 200 litri di benzina, dopo la colazione si congiunse con Eva che non aveva mangiato e salutò nella cerimonia di addio a chi era rimasto, Goebbels, Bormann, Burgdorf, Krebs, Hewel, Neumann, Voss, Rattehuber, Hoegl, Guensche, Linge e quattro donne, Frau Christian, Frau Junge, Fraulein Kruger, Fraulein Manzialy, la signora Goebbels non era presente perché turbata dall'imminente morte dei suoi figli e sua, Hitler e consorte strinsero la mano a tutti e si ritirarono nella loro stanza, se ne andarono quasi tutti, rimasero solo chi doveva eseguire le ultime disposizioni per i corpi, poco dopo udirono un colpo di pistola, poco dopo con un po' di timore aprirono la porta Hitler giaceva sul sofà sporco di sangue la Braun era anche lei sul sofà morta, poco dopo i fedelissimi portarono i corpi all'esterno cosparsi benzina e dati alle fiamme.



Bibliografia

Gli ultimi giorni di Hitler

Di Trevor Roper Hugh

ISBN 9788817258371

 

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